Pulp Fiction, Italia 1, ore 0,30.
Sembra ieri, eppure sono passati diciotto anni da quando apparve (era il 1994), vincendo clamorosamente la Palma d’oro a Cannes e sconvolgendo il paesaggio cinematografico, e forse ridisegnandolo. Uno dei film considerati più importanti della storia del cinema da chi – pubblico e critici – è al di sotto dei 40 anni. Quentin Tarantino come totem e nume tutelare di una schermicità che prima non c’era, e da lui inventata, fondata, codificata. Qualcosa che sta tra l’alto e il basso, pop culture però riproposta con tale consapevolezza da trasformarla in metacinema, metanarrazione. Un film smisurato (quasi tre ore), barocco, ridondante, plurimo di persone, personaggi, episodi che si alternano, sovrappongono, incastrano. Machismo, violenza, brutalità, ironia, distacco dandistico anche. Cast già leggendario, Uma Thurman, John Travolta, Bruce Willis, Samuel Jackson. Film così sconsideratamente, acriticamente adorato dai suoi cultori (legioni) che verrebbe voglia di parlarne male, di sfregiarlo, di tirarlo già dal piedestallo, di de-monumentalizzarlo. Io, che non l’ho mai amato (di Tarantino preferisco altre cose, come Le iene e Inglorious Basterds), lo trovo un po’, anzi parecchio, soppravvalutato. Il meglio sono i dialoghi svaccati e smaglianti insieme (Quentin è innanzitutto un grande sceneggiatore, altrochè). Un capolavoro non so, un film spartiacque di sicuro. Però temo ormai già lontano, stanco, sfibrato.
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Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
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Finalmente qualcuno che osa parlare in modo critico di Tarantino! Sono d’accordissimo sul fatto che Pulp sia invecchiato, mentre Le Iene è ancora piuttosto giovanile.