L’enfant. Una storia d’amore, Rai Movie, ore 23,40.
Uno dei grandi film degli anni Duemila, di quelli che hanno influenzato centinaia di nuovi autori (e chissà perché in Italia al titolo originale hanno stoltamente aggiunto Una storia d’amore che non c’entra niente). Lo firmano i fratelli belgi Dardenne, maestri assoluti e irraggiungibili del cinema disadorno ma non asettico, rigoroso ma non glaciale. Con loro si torna al cinema che racconta la vita in presa diretta, in una rifondazione (l’ennesima) del neorealismo. Vite desolate anche qui, come sempre nei Dardenne-movies. Bruno ha vent’anni, Sonia diciotto. Hanno un bambino, ma non hanno un’esistenza pur vagamente normale, sono due sbandati, marginali senza troppe speranze, vivono come capita. Bruno decide di vendere il bambino, tornare indietro sarà difficile. Con L’enfant i due belgi vincono meritatissimamente nel 2004 la loro seconda Palma d’oro a Cannes, dopo quella incamerata qualche anno prima con Rosetta. Bruno è quel Jérémie Renier cresciuto con i Dardenne: era il ragazzino di La promessa, sarà di nuovo un padre snaturato e sciagurato in Il ragazzo con la bicicletta del 2011. Lo si è visto l’anno scorso anche in Potiche di Ozon quale figlio gayzzante di Catherine Deneuve, tutto minipull e pantaloni a zampa d’elefante: sideralmente lontano dal mondo dei due belgi.
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Il Ragazzo con la Bicicletta l’ho visto al cinema, e mi era piaciuto. Senza fronzoli, reale, crudo, anche se dolce ed a volte, forse, improbabile.
Quindi, preparo il registratore e mi fido :)
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Mi fa piacere che anche tu ami i Dardenne, i miei registi preferiti.
sì, trovo che siano tra i cineasti più importanti degli ultimi dieci-quindici anni, anche se in fondo girano sempre lo stesso film. Me li sono visti tutti, i loro film, alla rassegna pochi mesi fa qui a Milano all’Oberdan. Penso che il loro vertice sia proprio L’enfant
Il mio preferito è Rosetta,la Promessa è l’unico che non ho ancora visto
In quel duro, semplice e onesto filone di cinema realmente verité, da quando l’ho visto la prima volta ci metto anche “La vita sognata degli angeli” del francese Erick Zonca. L’ho poi rivisto almeno altre tre volte e non ha mai perso nemmeno un grammo della sua potente “realité”. Non era un caso se poi nel 2000 le due co-protagoniste mostruosamente brave (Elodie Bouchez e Natacha Régnier) avevano vinto ex aequo il premio come migliori attrici a Cannes.
Film così (senza mamme, preti, bambini, lacrime e fidanzati), qui da noi non li sanno scrivere. E quando ci provano, ci mettono sempre un po’ di colorante nero – una tonalità che in Italia funziona solo per gli stracci firmati Dolce & Gabbana.
Purtroppo Zonca dopo quel gran film si è un po’ perso (non ho visto quello che ha girato con Tilda Swinton), le due attrici pure
Il loro film, Il Figlio, m’è piaciuto molto… cercherò di recuperare gli altri che consigliate