Non sparare baciami!, Iris, ore 0,44.
Calamity Jane, la donna-maschio del West che tirava come e meglio degli uomini, diventa un musical e a interpretarla è Doris Day. Scatenata è scatenata, però troppo butirrosa e bionda e tonda per suggerire un qualsiasi dubbio di intersessualità o quantomeno di lesbismo del suo personaggioi. Ci mancherebbe, siamo nell’America del 1953, trionfa il modello familiare. La Calamity by Doris è rude, ma quando si tratta di riconquistare il suo soldato che butta gli occhi da un’altra parte, cerca in tutti i modi di femminilizzarsi abbandonando pantaloni e pistole e provandoci con gonne, sottogonne e crinoline. Lui però ormai è perso per una ragazza venuta dalla città, più fine di Calamity, e lei dovrà rivolgersi altrove per trovare soddisfazione. Godibile, con quella perfezione dei musical americani che incanta. Godibile, naturalmente, se non si odia e non si hanno pregiudizi verso Doris Day (ma perché averli?). Un film che può anche essere letto come un discorso cauteloso e criptato sull’omosessualià femminile (il rapporto tra Calamity e Ketty) e il travestitismo. Lui è il macho del musical di quegli anni, il poderoso ma agile Howard Keel.
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