Prendimi l’anima, Canale 5, ore 1,45.
Fin troppo facile sparare su Roberto Faenza accusando il suo cinema di essere arty, vistosamente (e vetustamente) letterario e grondante retorica del Sublime. Intanto ha il coraggio di misurarsi con delle grandi storie, poi le sue produzioni hanno un respiro e un appeal internazionali che mancano al nostro piccolo cinema. Questo Prendimi l’anima, ad esempio, racconta la incredibile, vera storia di quel personaggio extra-ordinario che fu Sabina Spielrein, l’ebrea russa che andò in cura da Carl Gustav Jung e ne divenne l’amante, e suscitò qualche fremito anche nell’amico-rivale (di lui) Freud. Conquistata dal nuovo verbo psicanalitico, Sabina sarebbe tornata in Russia e della dottrina freudiana e junghiana sarebbe diventata una paladina dopo la Rivoluzione. La sua fine fu terribile, catturata e uccisa dai nazisti insieme ad altri ebrei nel corso dell’avanzata tedesca in Russia. Personaggio di enorme fascino, che ha ispirato anche molti anni fa un thriller psicologico sofisticato e insolito, L’albergo bianco, di Donald M. Thomas, da cui Bertolucci ha cercato a lungo di trarre un film. Ma Sabina Spielrein l’abbiamo anche ritrovato in A Dangerous Method di David Cronenberg, che ricostruisce ancora una volta il triangolo intellettual-amoroso tra lei (Keira Knightley), Freud (Viggo Mortensen!) e Jung (Michael Fassbender). Insomma, sono molti i motivi per non trascurare questo Prendimi l’anima di Faenza. Compreso quel bellissimo, straziante pezzo di musica yiddish, Tumbalalaika, che quando lo senti non te lo puoi più scordare.
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