I Tenenbaum, Rai 3, ore 23,30.
Adorato come pochi altri film dalla generazione dei 30/40 (più 40 che 30) nostalgica dei modi Seventies, e molto style & fashion oriented. I Tenenbaum sono una strana famiglia assai newyoprkese, assai yiddish-newyorkese, fondamentalmente malata di snobismo intellettuale e divorata dall’ansia di unicità, distinzione sociale, originalità esistenziale (più che del successo). Il padre, la madre e i tre figli, i due maschi e Margot, l’adottiva, tutti ragazzi dai talenti messi in mostra e in atto molto precocementre, la vocazione letteraria, gli affari, il tennis. Ogni cosa sembra perfetta e promettente, poi il padre se ne va, i figli crescono e tutti si inabissano nella depressione, nell’infelicità, nella perdita dei loro poteri creativi. Il padre ritorna, li richiama nella casa di famiglia, è un tuffo nel passato e nell’inconscio familiare. Difficile rendere a parole il cinema di Wes Anderson, e soprattutto questo film che è certo il suo massimo risultato. Il mondo di Anderson è fortemente connotato e riconoscibile, famiglie sfasciate eppure ancora capaci di attrazione sui loro membri, con complicate storie genitori-figli e tra fratelli, poco dramma e piuttosto andamento da commedia un po’ triste, un po’ malinconica, un po’ cinica anche. Soprattutto un segno visivo fortissimo, perfino devastante, condizionante in profondità la stessa materia narrativa. Qui Anderson dipinge tutta la sua nostalgia degli anni Settanta, notoriamente la decade che meglio viene al cinema, con una tavolozza ultrapop, colori strapieni, make-up e look e interior decoration di affettuoso kitsch e suprema eleganza. Attori meravigliosi, molti dei quali habitué e sodali di Anderson nelle sue avventure. Anjelica Huston, Gene Hackman, Ben Stiller, Gwyneth Paltrow, Luke Wilson. E poi gli incantevoli Owen Wilson e Bill Murray, il miglior comedian del cinema americano, lunare e garbato come un Buster Keaton ripiombato tra noi. A pensarci bene, Gene Hackman ha interpretato una quantità impressionante di buoni e buonissimi film: un bel premio alla carriera da qualche parte no?
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pur non appartenendo alla fascia di età che tu indichi, sono pazza del film – e pure del regista e di quel Treno per darjiling. riesce a buttarsi nel pericoloso fiume dell’assurdo/comico senza cadere nel grottesco, protetto com’è da SANTO STILE. immagini, storie, attori, dettagli tutto è sempre al top, ma con l’aria di chi se ne frega, di chi butta via, di chi ti regala molto con elegantissima nonchalance. nei tenenbaum è riuscito nell’impresa di far recitare Gwyneth e attraverso di lei ha costruito un personaggio difficilmente dimenticabile, difficilissimamente replicabile. Vi pare poco??
oh Silvia, come sono d’accordo, anche su Gwyneth. Vero, Wes Anderson confeziona tutto con la massima accuratezza e anche tensione, e però ‘con l’aria di chi se ne frega, di chi butta via’. Assai dandystico, direi.