Pecker, Iris, ore 0,36.
Pecker è un ragazzo della working class americana. Vive a Baltimora con la sua parecchio sgangherata famiglia, si diletta di fotografie e la sua sua musa è la fidanzata, da lui ritratta in pose sexy. Un agente di New York nota le sue foto esposte nel fastfood dove Pecker lavora, e lo lancia. Fulminea notorietà per lui, che finisce dalle parti di Vogue e diventa una quasi-star. Solo che la sua scombinata famiglia finisce sotto i riflettori dei media, rivelando stravaganze e comportamenti spiazzanti, dalla nonna che parla con la Madonna alla sorella maggiore che fa lo strip in un club lesbico. La fama non durerà. Film di John Waters, il già riconosciuto maestro del cinema gay-camp cui stasera Iris dedica un miniomaggio proiettando due film (prima di questo Pecker va in onda alle 22,40 il più noto La signora ammazzatutti), in cui ci sono, ma più decantati dalla raggiunta maturità d’autore, parecchi suoi temi e ossessioni. La famiglia come luogo di ogni ipocrisia ma anche deviazione dall’ordine, l’estetica sgargiante-rutilante pop-camp, la critica acidissima ai perbenismi middle-class americani (con in più, in questo caso, uno sguardo non compiacente ai retrobottega del sistema moda e media). Discorsi e cose già parecchio visti nei film di John Waters, che però in questo Pecker (anno 1999) che non è certo tra le cose sue più famose e fortunate, appaiono depotenziati e perfino dimessi. Occhio, il protagonista è Edward Furlong, che era il fratello minore dal volto angelico nel grandissimo esordio di James Gray Little Odessa, attore che poi si è perso, anche per via di derive private di alcol, droghe varie, botte a partner con conseguenti denunce e guai giudiziari. La fidanzata è una Christina Ricci allora al top.
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