Gran bollito, Iris, ore 1,20.
Onore a Mauro Bolognini, uno dei maestri del nostro cinema più sottovalutati e meno amati. Un autore capace di passare dalle versioni filmiche di opere letterarie (La viaccia, Il bell’Antonio, Senilità) al pasolinismo prima di Pasolini (Una giornata balorda, sceneggiato da un PPP non ancora regista e solo scrittore) al perfido ritratto borghese d’epoca (Fatti di gente perbene). Questo Gran bollito sfugge a ogni classificazione di genere, è un grotesque, una dark comedy ben poco italiana che si ispira al caso vero e sensazionale di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, una popolana che nell’Italia misera tra anni Trenta e Quaranta uccise un numero mai precisato di persone e le bollì per ricavarne sapone. Una serial killer che neanche la più sfrenata immaginazione camp di un John Waters avrebbe potuto pensare. Ecco, Bolognini si ispira (siamo nel 1977) a quella lontana storia di cronaca nerissima e ne cava un film unico nel nostro cinema, con una demoniaca e placida Shelley Winters assassina seriale e con Renato Pozzetto, Alberto Lionello e Max Von Sydow en travesti a fare da vittime. Ma anche il resto del cast è da urlo: Milena Vukotic, Mario Scaccia, Adriana Asti, Rita Tushingham. Culto, straculto. Da vedere almeno una volta.
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