EDIPO RE di Pasolini stasera all’Oberdan a Milano

Non è facile poterlo vedere/rivedere al cinema. Riappare stasera (sabato 15 ottobre, ore 21,15) all’Oberdan-Cineteca di Milano nella rassegna ampia, ma incompleta purtroppo, dedicata a Pier Paolo Pasolini e ai suoi film (con qualcosa non di lui ma su di lui: il programma, ormai agli sgoccioli, sul sito della Cineteca). Edipo Re non l’ho mai più visto da allora, correva l’anno 1968 e il mondo e il cinema erano percorsi da altri fremiti. Pasolini invece riprendeva Sofocle e i suoi Edipo Re e Edipo a Colono, mettendoli in scena secondo i modi suoi, in un décor barbarico-mediterraneo imperfetto e impuro, lontano dalle apollinee classicità della Grecia dell’età dell’oro. Franco Citti come Edipo, e già questo. Un inconsapevole Edipo dalla faccia e dal corpo lumpenproletario, una Giocasta invece di rarefatta e sublimata, quasi incorporea bellezza (Silvana Mangano nella sua memorabile stagione pasoliniana). Cast irripetibile, come solo a quei tempi si poteva combinare: oltre a Citti e Mangano, Alida Valli, Carmelo Bene, Julian Beck del Living Theater, Ninetto Davoli. Prologo, con parecchie assonanze autobiografiche, ambientato nell’Italia anni Trenta, con un padre ufficiale che teme che quel bambino gli porti via l’amore della moglie. Poi tutto si svolge in quel Mediterraneo fantastico e anticlassico, ancestrale e precivilizzato, che Pasolini aveva ricostruito anzi inventato la prima volta in Il Vangelo secondo Matteo, e che avrebbe ripreso in Medea e in questo Edipo Re. Senza rendersene conto probabilmente, Pasolini reinventò proprio con quel trittico uno dei generi più resistenti del cinema, il peplum, in particolare nella sua versione sacra e alta. Dopo di lui, dopo quei film, e come lui, tutti sarebbero andati a girare i nuovi peplum in Nord Africa o nel profondo Sud italiano, immaginando di volta in volta la Grecia antica, Roma e Palestina con quelle facce, quei corpi e vestiti, mutuati più dalla storia e dall’immaginario arabo-berberi che da quelli classici (Pasolini girò Il Vangelo a Matera, Medea in Anatolia e questo Edipo Re in Marocco, a Zagora e Ouarzazate). Perfino il conservatore Zeffirelli nel suo bellissimo Gesù di Nazareth avrebbe tenuto conto di questa innovazione pasoliniana che non è solo visuale e figurativa. Edipo Re è il genio di Pasolini al lavoro su Sofocle. E già questo basterebbe per una visione o (re)visione. Stasera Oberdan.

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Giornalista. Appassionato di cinema e molto altro ancora
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