Festival di Locarno: recensione di ‘Onder ons’

Onder ons
Regia di Marco Van Geffen. Interpreti: Dagmara Bak, Reinout Bussemaker, Guy Clemens, Rifka Lodeizen, Natalia Rybicka. Olanda. Sezione Concorso internazionale, in corsa per il Pardo d’oro.

Ewa si trasferisce dalla Polonia in una città olandese per lavorare come ragazza au pair. Finisce da una coppia con bambino che sotto la scorza dell’apparente tolleranza e civiltà e disponibilità nasconde un fondo di durezza (soprattutto la moglie). Ewa ci mette del suo per complicare la faccenda, non parla, a domanda non risponde, sembra sempre nascondere qualcosa. Non finirà bene, dovrà tornarsene in patria. La solita storia di piccoli conflitti quotidiani e abissi di incomprensione tra immigrati e europei del benessere vista decine di volte al cinema, e molte volte anche in questo festival di Locarno. A fare la differenza è però la struttura narrativa. Il regista olandese Marco Van Geffen, che sa girare con rigore e pulizia e un occhio partecipe e insieme distanziato, sceglie di mostrarci la storia di Ewa da tre diversi punti vista: quello della coppia che la ospita, quello dell’amica Aga, anche lei polacca, anche lei ragazza au pair, e quello della stessa Ewa. E ogni volta rivelandoci dettagli ed esplicitando sottintesi precedenti. Funziona piuttosto bene. Colpo di scena finale un po’ telefonato e anche assurdo la sua parte (ma Ewa non poteva banalmente avvisare Aga col cellulare? Chi ha visto o vedrà il film capirà cosa voglio dire).

About luigilocatelli

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2 risposte a Festival di Locarno: recensione di ‘Onder ons’

  1. Lorenza Della Bruna scrive:

    Bel film: trovo anch’io originale l’idea dei 3 punti di vista. Ci ho pensato un po’ su e credo che la scena iniziale dove la famiglia che ospita Ewa le compra un cellulare per il lavoro serva a spiegare l’impossibilità di contattare Aga nel finale (che non è piaciuto granché neppure a me). Mah…

    • luigilocatelli scrive:

      Non avevo pensato al cellulare comprato dalla coppia e di sicuro restituito da Ewa prima di partire. Ma com’è possibile che non ne abbia uno suo? e poi, potrebbe sempre farsene prestare uno da un passeggero. Comunque, meglio che non diciamo di più su questo punto, altrimenti sveliamo il colpo di scena finale

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